Cinque tappe su un tracciato che complessivamente misura circa 110 chilometri. La Via dell’Alto Brenta inizia da Borgo Valsugana, centro di riferimento con servizi e numerose attività commerciali per i 25mila abitanti del territorio lungo il quale si sviluppa il percorso.
Si inizia puntando ad oriente e percorrendo la sponda destra del fiume Brenta; dopo pochi chilometri si raggiunge la periferia di Castelnuovo e ci si arrampica, sotto i costoni dell’Ortigara, lungo una comoda strada per raggiungere la suggestiva chiesetta di San Valentino. Da qui il panorama sulla Valsugana Orientale e sulla catena del Lagorai che la chiuse dalle spalle è davvero suggestivo. Molto chiaro risulta anche il percorso da seguire nel primo giorno che punta dritto verso Castel Ivano.
Restituito il dislivello accumulato per salire a San Valentino, si supera per la prima volta il Brenta e si raggiunge il maniero, ancora abitato e in parte visitabile oltre che utilizzabile per eventi, attraversando il piccolo centro di Agnedo. Da lì si torna verso ovest, prendendo come riferimento Castel Telvana, arroccato sopra Borgo al quale però ci si approccerà solo nella seconda tappa. Intanto si attraversano altri vivaci centri della valle: Strigno, Spera – un vero e proprio balcone sulla Valsugana – Scurelle, Carzano, Telve, per giungere a Torcegno, un grazioso paesino collocato in una bucolica conca a 700 metri di altitudine.
Da qui si riparte per la seconda tappa che farà scoprire il maniero di Borgo al quale si giunge dopo aver superato Colle San Pietro sul quale passato e presente si mescolano proponendo il monolite rimasto dall’antico castello costruito su questa altura che domina Borgo e le numerose antenne che regolano il traffico dell’etere in tutta la valle. Superato un odoroso bosco si scende verso Borgo per sfiorare Castel Telvana (di proprietà privata e quindi nn visitabile se non in occasione di eventi pubblici) e dirigersi verso Roncegno, restando sempre a mezza collina e quindi in posizioni ottime per lo sguardo ed immerse nell’ancora rigogliosa natura del luogo. Dopo aver sfiorato Marter, Novaledo e i resti ben conservati di Castel Selva si approda al famoso centro termale di Levico Terme, sede di arrivo della seconda tappa.
Dalla elegante cittadina che si affaccia sul Lago di Levico si riparte il giorno successivo per risalire verso la chiesetta di San Biagio, dalla quale il panorama sul lago è stupendo, e cambiare quindi velocemente panorama e memorie da rivivere: da questo momento infatti saranno i forti di fine ‘800 a rubare lo sguardo: il primo si incontra poco dopo, il Forte delle Benne, dal quale ci si catapulta nella stretta valletta che attinge al lago di Levico per risale verso Ischia e superare così il Col di Tenna che separa i due specchi d’acqua. Lasciata Ischia alle spalle e diretti verso Tenna, si incontra l’omonimo forte e quindi si scende per una romantica stradina che dalla chiesa di San Valentino porta alla frazione di Brenta. Per costeggiare il lago di Caldonazzo è necessario superare il piccolo canale che rappresenta una delle due fonti che alimentano il fiume Brenta; rimanendo sul bordo del lago si lascia Caldonazzo sulla sinistra e si raggiunge Calceranica al Lago.
Da Calceranica si riparte per la quarta tappa immersa completamente nel verde: dopo una prima traccia su pista ciclabile a due passi dallo specchio d’acqua (qualche volta anche… sopra!) fino a Valcanover si gira verso sud e si sale ancora per raggiungere Santa Caterina e quindi percorrere una tracciato completamente immerso nella natura che raggiunge il piccolo agglomerato di Campregheri ed infine torna a fondo valle in corrispondenza della tenuta “Corte Trapp” a Caldonazzo. La campagna ci fa da corollario nell’ultimo tratto della frazione che si spegna a Barco, proprio di fronte a Levico.
L’ultima tappa è la più impegnativa dal punto di vista altimetrico perché richiede la salita a Sella; un’ascesa che, raggiunti i primi indizi di “Arte Sella” ripaga pienamente per la fatica spesa, immergendo il visitatore in un fondo fiabesco costellato dalle opere artistiche dell’esposizione a cielo aperto più famosa d’Italia. Manca ancora un’ultima fatica: quella per raggiungere il solitario e affascinante eremo di San Lorenzo, dal quale si scenderà per rientrare a Borgo non senza aver fatto una capatina nella simpatica e ben curata frazione di Olle.



